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Come iniziare il 2019 cercando di evitare il mal di testa!

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La Dottoressa Manuela Deodato docente a contratto del Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche della salute , Corso di Laurea in Fisioterapia dell'università di Trieste, coautrice del pluripremiato studio “Efficacia del trattamento combinato di Onabotulinumtoxin A e Fisiochinesiterapia nell’emicrania cronica” e Tomaz Kante (Agraria-Enologia UNI-UD) ci raccontano in questo interessante articolo, scritto per HeadApp!  la relazione tra mal di testa e vino e come la qualità di quest'ultimo possa fare la differenza!

"Il vino, più in generale l’alcol, è stato annoverato da sempre come uno dei maggiori fattori scatenanti il mal di testa insieme a stress, alterazioni del sonno, fluttuazioni ormonali e alimentazione.

Tuttavia la relazione è molto complessa e ancora non del tutto chiara e diretta.

Per quanto riguarda le cefalee secondarie, dove la cefalea è un sintomo di un’altra patologia, International Headache Society individua due tipi di cefalea indotta da alcol: una ad insorgenza immediata, l’altra ritardata, entrambe confermate da cefalea bilaterale, pulsante, aggravata da attività fisica che si è sviluppata entro 3 ore dall’assunzione di alcol (immediata) o 5-12 ore dall’assunzione (ritardata)[1].

Per quanto concerne, invece, le cefalee primarie, l’alcol può fungere da fattore scatenante: la maggior parte degli studi non evidenzia grosse differenze tra emicrania senza ed emicrania con aura, o rispetto all’altra forma di cefalea primaria ossia la cefalea tensiva, né sono state rilevate differenze di genere[2].

Nelle cefalee primarie la cefalea può essere scatenata in un intervallo temporale che oscilla dalle 6 alle 24 ore dopo l’assunzione di bevande alcoliche, in genere la mattina dopo, e per questo il sonno diventa una variabile incontrollata che si somma all’effetto dell’alcol stesso.

Se ci soffermiamo sul vino, nell’immagine comune si associa il vino bianco, in particolar modo frizzante, con il mal di testa. La letteratura sembrerebbe invece additare maggiori colpe al vino rosso o comunque considerarlo un fattore trigger in egual misura al vino bianco o frizzante.

Molti autori hanno cercato di far emergere se sia l’alcol o altre componenti del vino responsabili del mal di testa quali amine biogene, solfiti e polifenoli[3].

Le amine biogene sono basi organiche che possono essere presenti nel vino come conseguenza della decarbossilazione degli amminoacidi ad opera di microrganismi vinari.  Nei vini, soprattutto quelli rossi, sono presenti diverse amine biogene come istamina, putrescina, cadaverina e tiramina, in quantità variabili da pochi mg a diverse decine di mg/L.  Solitamente elevati livelli di tali sostanze sono ritenuti un indice di scarsa attenzione prestata alle norme igieniche durante la vinificazione.

Il contenuto di amine biogene nei lieviti è stato messo in relazione anche con una potenziale attività dei lieviti vinari delle diverse specie. Caratteristica comune delle diverse specie vinarie saggiate (S. cerevisiae, H. uvrum, C. stellata, M. pulcherrima, Brettanomyces bruxellensis) è risultata la non-produzione di istamina, a eccezione di B. bruxellensis che ne ha prodotto comunque quantità molto basse, e la produzione di agmatina, formata da tutte le specie, anche se a livelli diversi[4]. Per tanto per i produttori risulta molto importante la capacità del lievito di esaltare componenti positive o negative legate alla salute del consumatore.

I polifenoli, di cui fanno parte stilbeni idrossilati, flavonoidi, tannini, acidi fenolici, antocianine, conferiscono al vino i noti effetti su colore, astringenza, amaro e struttura, e svolgono anche effetti positivi sulla salute umana per il loro potere antiossidante. Tuttavia alcuni fenoli assunti in dosi eccessive possono essere potenzialmente tossici3.

 

Come le amine biogene, i fenoli e l’alcol causano mal di testa?

 

Le amine biogene vengono metabolizzate nel nostro organismo ad opera di enzimi noti come MonoAminoOssidasi (MAO), i quali contribuiscono anche alla neutralizzazione della serotonina e di altri neurotrasmettitori. Sembrerebbe proprio questa interazione con i circuiti di seratonina, la quale dà origine alla vasocostrizione dei grandi vasi intracranici, a determinare il mal di testa.

La vasodilatazione dei vasi cerebrali sarebbe inoltre indotta dall’etanolo stesso, tramite il rilascio di Ossido nitrico ed altre sostanze come Calcitonin gene-related peptide, le quali sono responsabili della cascata di eventi infiammatori a livello trigeminale, che accumuna tutte le cefalee, contribuendo nelle forme croniche  all’ipersensibilizzazione del trigemino stesso.

Alcuni fenoli, se presenti in dosi eccessive, possono avere degli effetti potenzialmente tossici in quanto possiedono dei derivati come il p-cresolo3.

 

 Gli autori che hanno revisionato i principali lavori che pongono in relazione vino e mal di testa concordano che gli studi presenti in letteratura siano molto eterogenei, e le conclusioni non giustificano una relazione diretta tale da poter raccomandare l’astenersi dal bere vino. Del resto le componenti passate in rassegna sono presenti in quantità simili anche in molti alimenti[5]

L’alcol, soprattutto se ingerito in grandi quantità, può provocare mal di testa, ciò che può fare la differenza è la presenza delle diverse componenti del vino le quali possono rinforzare l’effetto del alcol.

Il prodotto “vino” è il risultato di complesse interazioni tra microrganismi e mosto d'uva che cominciano nella vigna e continuano attraverso i processi fermentativi e di conservazione. Se durante le fasi di produzione non vengono mantenuti determinati standard di qualità e igiene aumentano di conseguenza le possibilità di incappare in problematiche legate alla salute stessa del consumatore.

A tale proposito il settore enologico si sta direzionando verso lo sviluppo e la selezione di lieviti sempre più efficienti che permetteranno di ridurre i rischi per quanto riguarda la produzione di amine e solfiti [6].

Come comportarsi dunque durante le feste? Bere si, con moderazione e in base alle proprie preferenze, ma assicurarsi sulla provenienza dei prodotti che consumiamo.

 

[1]  Headache Classification Committee of the International Headache Society. The international classification of headache disorders, 3rd edition (beta version). Cephalalgia. 2013;33:728.

[2] Krymchantowski AV, da Cunha Jevoux C. Wine and headache. Headache. 2014 Jun;54(6):967-75. doi: 10.1111/head.12365. Epub 2014 May 6.

[3] Panconesi A. Alcohol and migraine: Trigger factor, consumption, mechanisms. A review. J Headache Pain. 2008;9:19‐27.

[4] Caruso M, Fiore C, Contursi M, Salzano G, Paparella A, Romano P. Formation of biogenic amines as criteria for the selection of wine yeasts”. World Journal of Microbiology and Biotecnology. 2002; 18:159-63.

[5] Dueland AN. Headache and Alcohol. Headache. 2015 Jul-Aug;55(7):1045-9. doi: 10.1111/head.12621. Epub 2015 Jun 29

[6] Vincenzini M, Romano P, Farris GA.  “Microbiologia del vino”. 2005. Ambrosiana editore.

 


Published on Monday, December 31, 2018 5:58 PM

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